by Redazione on 18 maggio 2012
Alla presenza del Presidente della Repubblica
Lunedì 21 maggio 2012 – ore 17.00
Sala Aldo Moro – Camera dei Deputati – Piazza di Montecitorio Roma
Indirizzo di saluto
Antonio Leone, Vicepresidente Camera dei Deputati
Presentazione del manifesto
Umberto Ranieri, Presidente Fondazione Mezzogiorno Europa
Carlo Trigilia, Presidente Fondazione RES
Interventi
Fabrizio Barca, Ministro per la coesione territoriale
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti
Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
Promosso da
Fondazione Mezzogiorno Europa e Fondazione RES
by Redazione on 25 marzo 2012
Di seguito, l’inizio dell’articolo che Umberto Ranieri ha scritto per tamtàm democratico.
L’Italia sta affrontando con determinazione la più seria crisi economica e sociale dal dopoguerra. Il Governo Monti ha adottato misure gravose ma indispensabili per porre in sicurezza il Paese. Occorre ora lavorare alla crescita, dopo lunghi anni di stagnazione che hanno visto l’Italia perdere posizioni tra i grandi Paesi avanzati.
Non avremo uno sviluppo solido e un’Italia più civile se non ci sarà una svolta nel Mezzogiorno.
E un momento difficile per il Sud. La crisi morde nel profondo l’economia meridionale, si contrae l’occupazione, si delinea un declino demografico con un forte calo della natalità e un flusso di uscite di oltre lOOmila persone all’anno, la maggior parte giovani che lasciano le regioni meridionali per realizzare altrove le loro speranze di valorizzazione professionale e di lavoro. Il Sud ne è doppiamente penalizzato: segna il fallimento dell’investimento formativo; priva le regioni meridionali di competenze e di energie vitali.
Oggi il Mezzogiorno è un’area che cresce poco anche rispetto alle aree europee in ritardo di sviluppo. Le difficoltà del Sud tuttavia sono per vari aspetti quelle dell’intero Paese. Negli ultimi 15 anni il Paese nel suo insieme ha perso terreno rispetto alle altre economie europee.
Se l’Italia stenta a tenere il passo di alcuni altri paesi dell’Unione europea la responsabilità non va imputata al Sud bensì alle conseguenze delle riforme mancate in cui si dibatte il sistema Italia nel suo complesso.
Altro che Mezzogiorno “capro espiatorio” di ogni ritardo nazionale. Il ristagno in cui versa l’economia italiana è originato da cause comuni: dallo stato della pubblica amministrazione alle carenze nella qualità dei servizi, dalla caduta degli investimenti pubblici nella ricerca alla mancanza di concorrenza, alla illegalità. Problemi che si presentano nel Mezzogiorno in misura molto più accentuata.
Quale via seguire? Quale strategia adottare? Quale equilibrio costruire tra Nord e Sud del Paese?
Se si arrocca sopra il Po il Nord non ha futuro. Le regioni meridionali costituiscono un mercato di 20 milioni di persone in cui giungono flussi di prodotti provenienti per circa il 40% dal Nord/Ovest e per circa il 30% dal Nord/Est: c’è una forte interdipendenza tra le due aree. Si è calcolato che i 45 miliardi di euro annualmente trasferiti dal Nord al Sud finanziano importazioni nette pari a 62 miliardi di euro dall’interno e 13 miliardi dall’estero.
Questo significa che non hanno fondamento suggestioni di separazione o secessione. Non c’è alternativa al crescere insieme di Nord e Sud “non essendo storicamente immaginabili, nell’Europa e nel mondo di oggi, prospettive separatiste o più semplicemente ipotesi di sviluppo
autosufficienti di una parte soltanto dell’Italia”.
E il momento di mettere in campo una proposta generale per l’Italia che ruoti intorno alle riforme di cui ha bisogno il Paese. Nessuna politica per il Sud può essere credibile ed efficace se non viene concepita come parte di un disegno riformatore nazionale, in grado di affrontare i nodi della crisi economica, sociale e democratica. Il problema è duplice: dare vita ad una strategia di rilancio del sistema Italia nel suo complesso e insieme avviare un meccanismo di integrazione tra le due macroaree del Paese.
L’articolo completo su tamtàm.
by Ranieri on 25 marzo 2012
“C’è da augurarsi che la discussione sul merito del provvedimento del governo che riforma il mercato del lavoro eviti toni esasperati e arroccamenti ideologici. Le questioni sono difficili e delicate e vanno affrontate con serietà ed equilibrio senza concedere nulla alla chiacchiera propagandistica. Il provvedimento del governo non si esaurisce nell’intervento sull’articolo 18. Esso contiene innovazioni quali l’estensione di garanzie fondamentali ai lavoratori di imprese sotto i 15 dipendenti, la riduzione della giungla del precariato e dei contratti atipici, l’avvio di un percorso che mira ad un sostegno generalizzato per chi perde il lavoro. Nella discussione in Parlamento potranno venire contributi positivi che migliorino la proposta del governo sia per quanto riguarda l’articolo 18 che per altri aspetti.Contributi positivi in Parlamento su un progetto di legge del governo che probabilmente assumerà la forma di una legge delega che avrà oltre due mesi per essere discussa,potranno apportare miglioramenti al provvedimento sia per quanto riguarda l’articolo 18 che per altri aspetti. L’obiettivo non può che essere quello di tendere al superamento degli squilibri e delle contraddizioni del mercato del lavoro italiano armonizzando il nostro ordinamento del lavoro con quello dei più grandi paesi europei”.